CORTO FICTION 2020

 

Articolo de lCritico Cinematografico Carlo Mello

L'edizione di “Corto Fiction” di quest'anno era particolarmente importante: ha celebrato il centenario della nascita di Federico Fellini in coincidenza con il ventennale del festival; tutte date che, per chi ama la kabbala –  e per gli scaramantici in generale – vedono alternarsi il 2 e lo 0. Che il traguardo fosse significativo, tutti noi di “Immagini e suono” lo abbiamo ripetuto“adnauseam”, come una litania. Tuttavia è importante ribadirlo, soprattutto in considerazione del percorso irto di ostacoli che gli organizzatori hanno dovuto battere (con pochi soldi, scarsi aiuti e le pacche sulla spalle d'incoraggiamento di prammatica e di malcelata circostanza). La pandemia (che come un meteorite si è abbattuta in modo improvviso e devastante nel vissuto di tutti) ha complicato maledettamente un quadro già non facile.Il lavoro di selezione svolto dalla Giuria negli ultimi due anni (cui ho partecipato) mi ha fatto constatare (con mio grande stupore), fattivamente e sul campo, l'importanza di “Corto Fiction”, che si basa sull'eccellenza della produzione media dei cortometraggi italiani. Non è un'esagerazione dire che essa sia (“mutatismutandis”) infinitamente superiore a quella dei loro fratelli maggiori. I lungometraggi che escono regolarmente nelle sale (almeno prima del Covid, e che io vedo in gran – troppa – quantità) sono spesso girati senza rischi né innovazione, in una camera e cucina, alla stregua d'una pessima fiction televisiva, che tratta lo spettatore come un “minushabens”. Oppure come in un gioco solipsistico autoriale che orbita intorno all'ombelico del regista.Il problema che investe i cortometraggi (ora lo so) è la distribuzione: in altre parole, non raggiungono il pubblico. L'arte dei corti non solo è largamente ignorata dalla televisione, ma fatica a trovare il suo spazio anche su internet, dove la produzione inarrestabile di video sommerge la produzione più ragionata.

È dunque solo nei festival che questo settore (il quale di certo non genera molti profitti, ma è un laboratorio di cinema, spesso artistico e d'avanguardia) può trovare un suo spazio, un suo canale fruitivo e distributivo. D'altro canto, non nascondiamocelo, c'è anche da combattere il pregiudizio inveterato (nutrito da molti, anche dagli stessi autori) verso il formato breve. Pur ignorandone la natura e il linguaggio, si tende a considerare il cortometraggio figlio di un “dio minore”, un prodotto scadente, da relegare e confinare nei circuiti di paese.

Lo scorso 21 e il 22 Agosto, nell'ultima edizione di Corto Fiction (che è filata via liscia come l'olio, grazie a un meccanismo ad orologeria perfetto creato negli anni), presentata dall'incantevole Emanuela Cioli e dagli impeccabili Fabio Pirastu e Lorenzo Borzillo, sotto la supervisione del fondatore e direttore artistico della manifestazione, l'ineffabile Lauro Crociani (coadiuvato dall'imprescindibile Cristiana Vitalesta), il pubblico in sala ha finalmente avuto l'occasione di abbattere il luogo comune suddetto. Ciò che ha stupito è da un lato la varietà dei registri e dei generi adottati dagli autori - si è passati dal comico al drammatico – e dall'altro l'attualità e la presa sul reale dei corti, i quali hanno trattato, fra gli altri, temi come l'invadenza della tecnologia, la ludopatia, la malattia, la marginalità e il disagio socio-economico, argomenti fondamentali nella vita di tutti, che vengono spesso snobbati, colpevolmente, dai lungometraggi.

Partendo dal pomeriggio del 21 Agosto, si sono succeduti "Il primo giorno di Matilde" (il cui protagonista è Riccardo de Filippis, noto grazie alla serie televisiva “Romanzo criminale”, dove interpreta il ruolo di Scrocchiazeppi), che racconta gli istanti che precedono l’inizio del primo giorno di scuola di una bambina, attimi che si rivelano essere, forse, l’ultima occasione per un padre di trasmettere alla figlia i valori in cui crede. “Abraham”, con protagonisti Gianlorenzo Neri, Francesco De Carli, Francesco Orlandini e Giuseppe Candido, che tratta del bullismo in un ambiente quotidiano, visto dagli occhi di un ragazzo straniero appena arrivato in Italia. “Social”, disputa tecnologica grottesca e colma di spassose contraddizioni, dalla quale nessuno esce vincitore in quanto facce della stessa medaglia. “Le prime volte”, in cui cinque coppie raccontano le loro prime “esperienze”, molto diverse, ma con una gustosa passione che li accomuna. Poi, dopo Il corto neorealista e poetico “Ogni maledetto giorno” di Andrea Olindo Bizzarri, è stata la volta de "Il postino sogna sempre due volte", di Giorgio Como e Rocco Marino ove compaiono i volti popolari di Eva Henger, Flavia Vento e Costantino Vitagliano. “Apollo 18” (immerso nel tema archetipico del viaggio)prende invece lo spunto, sin dall’evocativo titolo, dalla più ambiziosa e riuscita missione scientifica nella storia dell’umanità – lo sbarco dell’uomo sulla luna – per raccontare l’incontro di due solitudiniche si comprendono benissimo, a onta delle barriere linguistiche. Ha avuto spazio anche “Stardust”, di Antonio Andrisani, con Corrado Guzzanti, parabola melanconica sulla spietatezza del cinema, in cui Teodosio, un uomo anziano e culturalmente poco attrezzato, rivendica con timidezza il suo ruolo determinante nella realizzazione di un cortometraggio che si è aggiudicato un prestigioso premio. Poi è stata la volta di "Asocial world", del giovane Mattia Trezza, premiato in sala dal veterano Giorgio Ricci (Fedic), presente in tutte e venti le edizioni del festival. Il corto, che suscita risate amare, è una scudisciata che affronta la condizione morbosa di schiavitù nei confronti della tecnologia che ci affligge, per la quale spesso non interagiamo nemmeno più con coloro seduti a un metro di distanza, assorbiti come siamo dal monitor del cellulare.

La sera del 21 è stata la volta di un cortometraggio poetico, uscito nel luglio scorso, che vede l’ultima apparizione di Carlo Croccolo. Ed è nel segno di Totò. Si chiama “A livella de criature” (Miglior soggetto), scritto da Pierfrancesco e Angelo Borruto – che ne firmano la regia – e Daniela Cenciotti, vedova di Carlo Croccolo, era presente in sala a ritirare il Premio Paola Esposito co-produttrice. E' la storia di una bambina nera, Zaira, che si integra da sola, con la forza della determinazione, attraverso la poesia di Totò più famosa, imparata dal vicino di casa, nonno Carlo (Croccolo appunto). “Quando in amore qualcosa cambia, di Simone Tessa (Premio Fedic) ha fatto poi riflettere sull'inevitabilità dell'che scombussola ogni schema della vita. Ne “La consegna” di Simone Delù (Miglior Tema comico) abbiamo invece un postino, una lettera, un dubbio atroce ed un'unica soluzione per consegnarla. Il Premio Spirituale è andato a un ambizioso e “alto” cortometraggio dai forti spunti filosofici e teologici, che affronta con coraggio un tema difficile come la crisi spirituale e la capacità di superarla: “L’ora delle nuvole” di Mario Sposito. Dopo questa proiezione, è seguita la menzione come miglior attore di Amedeo Andreozzi (“99,9”), del quale sentiremo certamente parlare in futuro. Ne “Il vestito” di MaurizioRavallese (Premio della critica) il fratello Marco ha ricevuto la Menzione come Miglior colonna sonora. Un immigrato lavora in una lavanderia col solo scopo di comprarsi un abito da cerimonia, Un giorno viene scoperto a rubare un vestito a uno sposo malato appena abbandonato all’altare. Per espiare la sua colpa, dovrà vendicare l’uomo che ha rapinato. Il regista, presente in sala, ha inoltre ricevuto una menzione speciale come Migliore musica originale.

Nel pomeriggio finale sono stati proiettati il tenero e commovente inno all'amore "Lost and found", animazione australiana di Andrew Goldsmith e Bradley Slabe - virtualmente presenti in sala grazie a un videoclip di ringraziamenti - pluripremiata in vari festival e, in questa sede, vincitrice del Miglior Tema Libero. "Pizza Boy", di Gianluca Zonta, corto impegnato che tratta del precariato, in particolare dello sfruttamento dei "rider" - anch'esso oggetto di numerosi riconoscimenti nel corso dell'anno, che oggi ha conquistato tre premi (Premio Sociale, Premio del pubblico votante e Premio Fellini). Questo cortometraggio, tra l'altro, annovera nel cast (schivando abilmente gli stereotipi) un attore georgiano, questo pomeriggio presente in sala, coadiuvato dal grande attore "bellocchiano" Roberto Herlitzka. Poi è stata la volta de "La scintilla", edificante opera sull'elaborazione del lutto infantile a opera di Nicola Cangemi (Premio Cavallo Alato). E infine di "99,9", spietata ed eversiva satira sul problema dei rifiuti di Achille Marciano (Migliore Black Comedy), verso la quale, confesso (per quel che vale), si è indirizzata la mia personale predilezione.

 Chicca del pomeriggio conclusivo, in occasione del centenario della nascita di Federico Fellini (che peraltro coincide con il ventennale di "Corto Fiction"), è stata la proiezione fuori concorso di un assaggio del documentario "Fellini alle Terme di Chianciano e dintorni", di Lauro Crociani, fondatore e direttore artistico del Festival, il quale presenterà il suo lavoro nella sua intierezza al Forum Fedic, a Venezia, il prossimo settembre. Il lavoro celebra il Maestro riminese, rinverdendo il legame stretto che il regista strinse per decenni con la nostra cittadina, attraverso interviste e interventi inediti.

 

Enorme plauso e lunga vita a tutta la "banda" di "Immagini e Suono", che ogni anno ci regala queste perle nascoste fra mille difficoltà (e pochi fondi).

 

 
 
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