Film del Mese

di Carlo Mello

 

Dopo l'esercizio manieristico de “La ruota delle meraviglie” (omaggio al Canone Teatrale Americano di Tenessee Williams e Eugene O'Neill), Allen torna a battere i sentieri ripetutamente battuti in passato (ma con ben altri risultati) nel suo quarantanovesimo film (toccando la media impressionante di un lungometraggio all'anno a partire dalla fine degli anni '60), una commedia romantica sotto le cui vesti si cela l'ennesima elegia d'amore dedicata a New York (piovosa e al solito idealizzata), sfondo magico per i due deliziosi protagonisti: l'ottimo TimothéeChalamet e la fresca Elle Fanning. Ma il weekend perfetto che la giovane coppia vagheggia si infrange contro un girotondo di situazioni inaspettate e di incontri imprevisti che cambierà la vita dei due ragazzi.Pur scritturando due fra i migliori attori americani della loro generazione, il regista raschia il fondo del barile creativo, confezionando un'opera del tutto anacronistica in cui i protagonisti, sebbene ventenni e dotati di smartphone sembrano usciti da un film degli anni '50, più a loro agio in una carrozza a cavalli a Central Park che nei social media. Se da un lato si delinea un implausibile protagonista maschile – battezzato pedestremente Gatsby Welles, scelta marchiana e fin troppo calcata di rimandi per l'ennesimo archetipo alleniano, questa volta in salsa salingeriana – il quale indossa il tweed, sforna aforismi anni '30, ama Cole Porter e Irving Berlin e vince decine di migliaia di dollari ogni volta che siede a un tavolo di poker, dall'altro si staglia un'improbabile contraltare femminile, un'ingenua ma ambiziosa giornalista, talvolta oca talatra ingegnosissima, che scambia i testi delle canzonette per sonetti di Shakespeare e tenta di salvare il Grande Regista più anziano (ehm...) da una crisi esistenziale, attirando al contempo l'attenzione di uno sceneggiatore, la moglie infedele di costui e un divo rubacuori.

Naturalmente si tratta pur sempre di un film di Allen, che pertanto si eleva rispetto al livello medio delle commedie contemporanee, in virtù della consueta sceneggiatura brillante (miglior battuta: “sei la cosa migliore dopo la scoperta della pillola del giorno dopo”), delle già citate interpretazioni e della stupenda fotografia del nostro Vittorio Storaro, il quale, convertitosi al digitale, crea per l'occasione suggestivi e elegantissimi interni soffusi e dorati giustapposti ai grigi esterni piovosi. Punti di forza che tuttavia, confrontando il film con la produzione migliore del regista, rendono la pellicola meramente passabile, così nostalgica ed evocativa da renderla quasi un'opera d'epoca.

Carlo Mello
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