Film del Mese di Ken Loach

di Carlo Mello

 

Dopo la Palma d'Oro conquistata da “Io, Daniel Blake” nel 2016, il marxista Ken Loach ritorna con l'ennesimo, potente “je accuse” neorealista contro il sistema capitalistico britannico, ancora più cupo e violento del precedente, un vero e proprio cazzotto assestato nello stomaco dello spettatore: “Sorry we missed you” – e purtroppo il titolo del film (che in italiano suonerebbe come : “Spiacenti, non vi abbiamo trovato!”), come detta la pessima moda in voga già da diversi anni, non è stato tradotto, mentre è significativo dal punto di vista formale: si tratta infatti dell'avviso fintamente cortese che lasciano i corrieri inglesi quando non trovano il cliente, e allude metaforicamente all'invisibilità socio-economica del protagonista.

Se nel film precedente Loach aveva messo a fuoco la disumanizzazione burocratica, la negazione dei diritti fondamentali e la privatizzazione del sistema di protezione sociale inglese (in particolare quello sanitario), questa volta è la “gig economy” a finire sotto la sua lente d'ingrandimento, ossia quel modello economico per il quale il prestatore d'opera lavora a richiesta, assumendo le mansioni di un lavoratore dipendente che si accolla però, contemporaneamente, tutti i rischi di un autonomo. In virtù del consueto rigido stile veristico (le cui origini si possono far risalire al nostro neo-realismo), Loach segue l'odissea del precario Rick, fattorino\corriere indipendente di Newcastle (ma reduce da una serie di lavori che elenca con la sua stessa voce sullo schermo nero, stilema classico loachiano), sfruttato e sottopagato, privo di alcuna copertura assicurativa, che tenta invano di sfuggire a una giungla di multe e scadenze, senza avere nemmeno il tempo, letteralmente, di andare al bagno (una bottiglia di plastica deve servire alla bisogna). Le quattordici ore che passa al volante sulla cintura industriale settentrionale inglese non possono non andare a minare i rapporti con la moglie infermiera (pagata a visita e a sua volta oberata di lavoro, soprattutto dopo aver venduto la propria macchina per pagare la prima rata del furgone del marito) e i figli (un maschio ventenne ribelle, che sta attraversando una crisi di crescita, e la figlia preadolescente, abbandonata a se stessa).

Alla forte connotazione naturalistica, tipica del regista, contribuisce l'interpretazione dei protagonisti, perfetti rappresentanti della classe operaia inglese (anche negli accenti, che si perdono ahimè, nel doppiaggio), grazie alla quale Loach, stavolta, denuncia con maggiore urgenza e in modo ancora più caustico e tetro del solito non soltanto lo sfruttamento capitalistico, ma anche l'impatto devastante del neo-liberismo sulla famiglia nucleare. Per raggiungere l'eccellenza, manca all'opera il tocco di humour che normalmente il regista dispensa nelle sue pellicole, cosicché il manicheismo costitutivo del suo cinema finisce per divenire troppo calcato. 

 

Carlo Mello
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